Andamento economico

Il 2017 è stato un anno caratterizzato dal rafforzamento della ripresa globale e del commercio internazionale. Il processo di crescita è sempre più continuo e inclusivo, interessando sia le economie avanzate sia quelle emergenti, favorito da fattori congiunturali e strutturali. La domanda globale è aumentata, spinta dalla crescita cinese e statunitense. La liquidità del sistema economico resta eccezionale, conseguenza delle politiche monetarie accomodanti delle maggiori banche centrali, attrici protagoniste nel panorama mondiale. Il sistema bancario è più solido, la fiducia in progressivo aumento e la volatilità dei mercati in diminuzione. Sebbene il quadro macroeconomico globale sia migliorato, persistono rischi di natura politica, legati a sentimenti indipendentisti e crisi internazionali, ed economica, per le fragilità irrisolte del sistema.

Tra i primi ricordiamo le tensioni in Spagna, le trattative per la rinegoziazione del NAFTA e quelle relative alla Brexit, il peggioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord. Gli esiti delle elezioni in vari Paesi europei hanno, invece, ridotto l’instabilità politica in Europa. Tra i fattori strutturali è da sottolineare il rischio legato alla sostenibilità dei bilanci fiscali a fronte degli investimenti necessari per aumentare la produttività delle economie. Nel suddetto contesto le economie dei Paesi di presenza del Gruppo sono cresciute, mostrandosi resilienti agli shock negativi che si sono susseguiti durante l’anno. Tra questi ricordiamo i cataclismi naturali come l’alluvione che ha colpito il Perù, la stagione degli uragani e il terremoto in Messico.

Gli Stati Uniti, ormai nella fase avanzata del proprio ciclo economico, hanno confermato il ritmo di crescita degli ultimi anni. A dicembre è stata approvata la nuova riforma fiscale che darà nuovo impulso all’economia, tuttavia permane l’incertezza legata all’orientamento protezionista mostrato dalla nuova amministrazione e più in generale a frizioni nei rapporti internazionali. Negli Stati Uniti il quarto trimestre ha visto un miglioramento degli indicatori economici, il PIL è cresciuto del 2,5% nel quarto trimestre, rispetto al +2,3% del terzo trimestre. Il trend è stato principalmente sostenuto dai consumi in beni e servizi, così come da una buona performance degli investimenti e dall’incremento della bilancia commerciale. I prezzi, nonostante la flessione nei mesi centrali del 2017, sono cresciuti del 2,1% su base annua, in linea con il target della banca centrale. La dinamica inflazionistica è stata sostenuta da condizioni del mercato del lavoro estremamente positive; in conseguenza di ciò, la Federal Reserve (Fed) ha ulteriormente ridotto la liquidità del sistema finanziario effettuando tre rialzi del tasso di interesse primario e portandolo all’1,25%.

L’Eurozona è cresciuta a ritmi superiori alle aspettative dei mercati. Nell’attesa di riforme strutturali che aiuterebbero a innalzare la produttività rendendo la crescita sostenibile, l’espansione nel 2017 è stata sostenuta dalla politica monetaria accomodante della Banca Centrale Europea (BCE) e dal dissiparsi delle tensioni e dei sentimenti antieuropeisti (e.g., elezioni olandesi, francesi, tedesche), che intaccavano il livello di fiducia del sistema economico. La pressione inflazionistica è ancora eterogenea tra Paesi e distante dal livello ottimale del 2%. Tuttavia, le pressioni al rialzo nel corso del 2017 hanno indotto la BCE ad annunciare la possibile fine del Quantitative Easing.

Tra i Paesi europei l’economia italiana, se saranno confermate le aspettative, crescerà all’1,5%, approssimativamente al tasso più alto dal 2010; l’espansione è stata alimentata dalla ripresa dei consumi, finanziata parzialmente dalla riduzione del risparmio preventivo delle famiglie. Il mercato del lavoro ha mostrato segnali di miglioramento: il tasso di disoccupazione, sebbene molto alto, è in diminuzione e ha raggiunto il 10,8% a dicembre, il valore più basso dalla fine del 2012. I prezzi su base annua sono cresciuti a ritmi più sostenuti rispetto al 2016, raggiungendo il picco ad aprile (+1,9%), per poi rallentare gradualmente fino al minimo annuale a dicembre (0,9%).

La Spagna continua a crescere a ritmi superiori al 3%, sostenuta da una dinamica dei consumi favorevole, che, come per l’Italia, è stata sostenuta riducendo il tasso di risparmio. La pressione inflazionistica è stata forte nel primo semestre con un valore medio pari al 2,4% su base annua, per poi ridursi nella seconda metà dell’anno portando la media annuale al 2%. Il picco della crisi in Catalogna sembra essere passato e i rischi legati a una possibile indipendenza della regione appaiono oggi ridimensionati rispetto a qualche mese fa.

Sul piano politico le elezioni in Olanda e soprattutto in Francia hanno avuto un esito positivo dal punto di vista della stabilità, che poteva risultare maggiormente minata da una forte ascesa dei movimenti nazionalisti. In Gran Bretagna il risultato delle elezioni ha aumentato i fattori di incertezza. Il 29 marzo 2017 il primo ministro britannico Theresa May ha ufficialmente invocato l’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea che stabilisce la procedura applicabile nei confronti dello Stato che desidera recedere dall’UE. Le elezioni generali hanno mostrato tuttavia un partito conservatore in calo di consensi e di forza, aumentando l’incertezza circa il processo di uscita dall’UE, che non verrà definito prima dell’ultimo trimestre 2018.

Positiva la situazione economica anche in Russia, che conferma i segnali di miglioramento di fine 2016 e dei primi due trimestri del 2017, crescendo nel terzo trimestre al 2,5% su base annua; i contributi dei consumi e degli investimenti sono stati positivi, crescendo rispettivamente del 2,8% e del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2016. L’inflazione annuale è stata pari al 2,5%, ben al di sotto del target della Banca Centrale russa (4%), inducendo quest’ultima a un ulteriore taglio del tasso di interesse primario, portandolo al 7,8%.

In Sud America il contesto macroeconomico è stato disomogeneo, ma caratterizzato da un generale miglioramento rispetto all’anno precedente. L’Argentina, dopo i tre trimestri di recessione del 2016, è tornata a crescere, registrando un +3,1% nel secondo e un +3,9% nel terzo trimestre. Le elezioni legislative argentine hanno visto il rafforzamento della coalizione guidata dal presidente Macri, favorendo la continuità politica e permettendo all’attuale coalizione di continuare con maggiore forza con il programma di riforme fiscali necessarie per aumentare il potenziale economico e ridurre le forti pressioni inflazionistiche. Anche il Brasile, dopo 12 trimestri di recessione, ha iniziato una graduale ripresa, crescendo nel quarto trimestre del +2,2%. La diminuzione della pressione inflazionistica ha permesso alla Banca Centrale di aumentare il livello di liquidità supportando la ripresa, tuttavia l’instabilità politica potrebbe pesare sulla crescita potenziale del Paese e ritardare il processo di riforme necessario. L’economia cilena nel 2017 è cresciuta a un ritmo più basso rispetto agli ultimi anni, penalizzata dagli importanti scioperi che hanno interessato il settore estrattivo. Tuttavia il tasso di crescita del terzo trimestre, pari al 2,2% su base annua, rappresenta un miglioramento rispetto ai trimestri precedenti così come i dati mensili di fine anno. Anche qui, come in Brasile, l’inflazione è in continua diminuzione e ha consentito alla Banca Centrale di stimolare il sistema economico aumentandone la liquidità. Per la Colombia il 2017 è stato un anno di transizione. Il tasso di crescita, più basso rispetto agli anni precedenti, è stato pari in media all’1,5% nei primi tre trimestri. La diversificazione resta una dei maggiori temi dell’economia colombiana, ancora estremamente legata al settore estrattivo e quindi esposta all’andamento di fattori congiunturali piuttosto che strutturali. In Perù il 2017 è stato segnato dall’alluvione causata da El Niño che ha penalizzato la crescita nei primi trimestri dell’anno. Tuttavia, nonostante lo shock negativo, negli ultimi trimestri abbiamo assistito a una ripresa del ritmo d’espansione (2,2% nel quarto trimestre) guidata dai consumi delle famiglie, dagli export e dagli investimenti pubblici. Il Messico ha continuato a crescere a ritmi in linea con gli anni precedenti nei primi due trimestri, grazie a una favorevole dinamica dei consumi, nonostante la crescente pressione inflazionistica (6,8% su base annuale). Tuttavia i dati relativi al terzo e al quarto trimestre registrano un PIL rispettivamente pari al +1,7% e al +1,5%, per la prima volta dal primo trimestre 2014 al di sotto del 2%. Il rallentamento è stato condizionato dalla frenata dei consumi e degli export. La rinegoziazione degli accordi commerciali con Stati Uniti e Canada (accordi NAFTA), iniziata nel 2017 e che proseguirà nel 2018, ha rappresentato una delle maggiori fonti di volatilità per la valuta e di potenziale rischio per l’economia messicana.

Nella seguente tabella sono evidenziati i tassi di crescita del PIL nei principali Paesi in cui opera Enel.

Incremento annuo del PIL in termini reali

%
20172016
Italia 1,5 1,1
Spagna 3,1 3,3
Portogallo 2,6 1,5
Grecia 1,4 -0,3
Francia 1,9 1,1
Romania 6,7 4,8
Russia 1,6 -0,4
Brasile 1 -3,5
Cile 1,5 1,5
Colombia 1,5 2
Messico 2,2 2,7
Perù 2,7 4,1
Canada 3 1,4
USA 2,2 1,5

Fonte: Istituti Nazionali di Statistica ed elaborazioni Enel su dati ISTAT, INE, EUROSTAT, IMF, OECD, Global Insight.

Le quotazioni internazionali delle commodity

Nel corso del 2017 i prezzi del petrolio sono stati caratterizzati da due fasi ben distinte: una prima parte dell’anno caratterizzata da una sostanziale stabilità dei prezzi culminata con i minimi in area 45 $/bbl di fine giugno e un’altra, a partire da fine agosto, di costante crescita. Dal punto di vista dei fondamentali, il mercato petrolifero nel 2017 ha visto diminuire gli ampi surplus di offerta registrati nel triennio 2014-2016 grazie a una riduzione del livello delle inventory, una forte domanda mondiale e un generale accordo tra i Paesi OPEC e non OPEC di rispettare i tagli alla produzione precedentemente concordati. Tutto ciò ha generato una pressione crescente sul livello dei prezzi con quello del greggio che a fine anno ha superato ampiamente i 65 $/bbl.

Nonostante la crescente attenzione globale per le tematiche ambientali il prezzo del carbone ha registrato livelli molto più elevati rispetto al 2016 principalmente per tre ordini di fattori: la forte crescita della domanda in Cina; le eccessive temperature durante le stagioni estive; numerosi problemi strutturali in Indonesia e Australia che hanno limitato i flussi internazionali riducendone la disponibilità.

Il mercato del gas, invece, è stato caratterizzato da un crescente ruolo del gas naturale liquefatto (GNL) e da una domanda europea in forte crescita spinta sia da fattori stagionali sia dalla minore offerta del nucleare francese nella prima parte dell’anno. Tutto ciò ha determinato una pressione al rialzo rispetto all’anno precedente.